Coach di Gibberish e NonSense, esperta di giochi cooperativi, teacher di Yoga della Risata
Ti racconto chi sono
Sono una Play Coach e ambasciatrice della Risata nel mondo. Fin da piccola il gioco è stato un tassello fondamentale della mia esistenza, ho iniziato con il teatro e negli anni ho continuato con il lavoro sul clown: oggi aiuto persone ed organizzazioni a ritrovare la voglia di giocare sotto molteplici aspetti. Sono convinta che il gioco sia una variabile fondamentale della felicità, nella vita e all’interno delle culture aziendali e che sia in grado di portare motivazione, cooperazione e creatività ai massimi livelli. Gli strumenti che uso per accedere allo stato di flusso sono i giochi cooperativi, la risata incondizionata, il Gibberish & Nonsense, il Gamestorming, i giochi di business agility e il Playfight. Ho formato più di 100 leader di Yoga della Risata in tutta Italia e parlato del potere della risata e del gioco a migliaia di persone durante i miei interventi. Oggi – attraverso il progetto Playfactory – aggrego persone che, come me, vogliono diffondere la cultura del gioco in ogni sua forma
Il progetto a cui ho dato vita come Genio Positivo®
GIOCARE E' UNA COSA SERIA: DIVERTIRSI PER MOTIVARE I COLLABORATORI
Speech Tedx Rovigo
Giocare è una tecnologia sociale in grado di portare ai massimi livelli motivazione, cooperazione e creatività. In poche parole giocare ci fa passare senza sforzo dalla modalità reactive alla responsive e ci permette di fiorire come individui. La chimica scatenata dal gioco è molto simile a quella della felicità. Quando giochiamo entriamo naturalmente in connessione con gli altri, abbassiamo le barriere, nutriamo il senso di appartenenza al gruppo (un bisogno fondamentale) e ritroviamo fiducia negli altri. Giocare, in famiglia e nelle organizzazioni, dona senso alle relazioni e ci aiuta a trovare delle soluzioni efficaci in un futuro che emerge
Queste informazioni e soprattutto le attività collegate alla Teoria del Gioco e della Scienza della Felicità, sono rivolte a organizzazioni, scuole di coaching e enti di formazione che abbiano la consapevolezza e l'intenzione per preparare la società e le istituzioni a un cambio di paradigma che è già in corso. Il futuro emergente ci sta chiedendo a gran voce di apprendere i nuovi linguaggi della complessità, di trascendere i vecchi modelli e inglobarli in una visione più ampia e umana. Non siamo noi a chiedere questo cambiamento, è l'esistenza stessa che – nel processo dell'evoluzione – ci trascina con sé verso nuove vette, che verranno a loro volta soppiantate da modelli ancora più evoluti in un futuro prossimo. Non è possibile dare un giudizio di qualità: ogni tempo e ogni società sostiene i modelli che gli sono propri, noi siamo all'interno del solco che ci sta portando – a gran velocità – verso una visione eco-sistemica e più integrata del reale. Io sono qui per ricordarvi che possiamo fare questo viaggio anche divertendoci.
A quale bisogno risponde e a chi si rivolge?
Oggi viviamo sempre più sconnessi dalla nostra vera natura e sempre più fagocitati dalle interfacce digitali, la nostra soglia dell'attenzione è più bassa di quella di un pesciolino rosso (Microsoft) e le nostre relazioni si vanno deteriorando. I tassi di burn-out e i numeri sulla depressione ci raccontano di una società alla deriva e priva degli strumenti per riemergere. Giocare è uno dei modi per entrare in connessione profonda con se stessi e con gli altri e – semplicemente – di ``stare``, con una certa qualità, nel presente. Giocare è un modo di vedersi, di indossare nuovi cappelli, di creare connessioni inaspettate – dentro e fuori dal nostro cervello. Il gioco è il linguaggio naturale dei bambini che – quando diventiamo adulti – crediamo di perdere. In realtà dentro ognuno di noi c'è un istinto naturale alla giocosità che, a causa delle rigide sovrastrutture sociali, tende a sopirsi. Grazie ai workshop e alle formazioni che propongo ho riscontrato quanto – anche l'adulto più inquadrato, quando viene messo nelle condizioni adatte e in un ambiente senza giudizio – riesca ad abbandonarsi alla fiducia e alla meraviglia generata dal ``gioco``. Ognuno ha diverse modalità di gioco ed è possibile, senza dubbio, riscoprire la propria o quella del proprio team: quando si incontra di nuovo quella parte che negli anni si era solo nascosta, accediamo a un grande potenziale di gioia e felicità, di fiducia, collaborazione, motivazione e creatività. Una volta che con coraggio ci lanciamo alla scoperta dei nuovi accordi che ci rendiamo conto di poter suonare, la vita diventa più ricca di senso e di relazioni di qualità. Il lavoro di sintesi che ho fatto per lo speech del TED riguarda la teoria del gioco come bisogno biologico, le teoria sulla motivazione e la Scienza della Felicità. Non c'è una parte della società che possa sentirsi esonerata dal dovere di ascoltare questo messaggio. Per fare in modo che le istituzioni, le organizzazioni, la politica e la società si rendano conto di quanto il divertimento e la leggerezza siano variabili fondamentali per il nostro benessere è richiesta molta serietà, preparazione e studi che avallino queste affermazioni. Per questo sto continuando a fare un lavoro di ricerca e di sintesi: per trasmettere le informazioni necessarie per un cambio di coscienza rispetto al tema del gioco. Giocare fa parte della nostra natura più intima, è l'espressione della gioia di vivere ed è una delle attività chiave per la nostra felicità. Infatti il gioco è relazione e le persone felici sono quelle che hanno relazioni di qualità (Grant and Clueck Study).
Che competenze sviluppa?
Intelligenza emotiva, resilienzA, connessione, assertività, autostima, leadership, fiducia, gioia, cooperazione, creatività, motivazione.

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